Colle Ranzola – Punta Regina

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Punta Regina

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Percorso e decantato dal grande scrittore russo Leone Tolstoy il 20 giugno del 1857 durante la traversata da Gressoney a Brusson, il colle Ranzola consente di abbracciare con lo sguardo i confini estremi della Valle d’Aosta offrendo panorami a tutto campo dal Monte Bianco al Monte Rosa.Il panorama si allarga ulteriormente dalla Punta della Regina, così chiamata in omaggio alla Regina Margherita che salì la montagna nell’agosto del 1898.

Da Estoul, frazione in comune di Brusson, seguire il tracciato della strada vietata al transito degli autoveicoli che taglia a mezzacosta il versante meridionale del Mont Ciosé. Dopo un percorso con moderata pendenza, raggiungere l’alpeggio Praz-Barmasse dove termina la strada. Proseguire sul sentiero n. 7 che consente di portarsi sulla sella del Col Ranzola che separa la Val d’Ayas dalla Valle di Gressoney. Seguire ora la cresta erbosa sull’itinerario n. 7A verso destra per raggiungere la Punta della Regina a quota 2387 m s.l.m..

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Monte Mucrone

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Monte Mucrone

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Volevo salire il Monte Camino e mi sono trovato in vetta al Monte Mucrone. Capita, specialmente se è la prima volta che si va in ricognizione in una zona nuova e la segnaletica è alquanto carente. Per chi non lo sapesse le due cime in questione fanno parte delle prealpi Pennine nella zona del Biellese e precisamente sovrastano il celeberrimo Santuario d’ Oropa. Oltre ai citati Camino e Mucrone segnatevi anche il Monte Mars e il Monte Barone come possibili mete per le prossime escursioni.

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Abbazia di San Benedetto in Val Perlana

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San Benedetto in Val Perlana

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L’Abbazia di San Benedetto si trova in fondo alla Val Perlana ed è raggiungibile solo a piedi dalla paese di Ossuccio oppure da Lenno in ca 2h. L’abbazia del undicesimo secolo, è un importante esempio di romanico maturo. La chiesa a tre navate divise da pilastri e con tre absidi, fu eretta intorno al 1080. Il monastero (chiostro e fattoria) fu invece terminato intorno al 1090. L’abbandono da parte degli stessi monaci nel 1298, ne provocarono il lento ma inesorabile degrado. Negli anni cinquanta la chiesa del monastero di San Benedetto fu restaurata; oggi è in corso il restauro del monastero. Anche se nei secoli ha perso la sua originaria funzione politico ed economico, il suo fascino arcano è ancora del tutto vivo. All’antico monastero sono ancora legate le popolazioni vicine, ed in particolare gli abitanti di Ossuccio e di Lenno, che si danno convegno per assistere alla Messa il primo di maggio di ogni anno. Dal paese di Ossuccio si sale verso il Santuario della Madonna del Soccorso, che domina il paese a mòin maniera di Sacro Monte. Il viottolo lastricato e acciottolato sale a tornanti verso la chiesa toccando man mano le stazioni seicentesche della Via Crucis, ognuna popolata da numerose statue lignee policrome illustranti lo specifico episodio religioso. L’edificio della chiesa principale aggiunge al suo proprio interesse quello di una cappella laterale dove sono raccolti ex voto antichi e moderni. Alle spalle del Santuario il viottolo si impenna -cementato- per alcune curve, imboccando la vera e propria Val Perlana. Tralasciando a sinistra le indicazioni per il Rifugio Boffalora, si prosegue sul percorso diventato sentiero; passando in mezzo ad alcune baite abitate, si cammina a lungo nel bosco assecondando le vallette laterali, sempre in costa ed in moderata salita. Si incontra anche qualche facile guado, e quando il bosco si infittisce di larici, improvvisamente, in basso a destra si arriva in vista dell’Abbazia di San Benedetto, capolavoro isolato sui monti.

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Cima Mutta

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Cima Mutta

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La Cima Mutta non ha un aspetto appariscente come montagna. Acquista però un grande interesse escursionistico perché è posta nella parte bassa e centrale di un anfiteatro di superbe montagne. Partendo da occidente vi troviamo infatti il Corno Bianco (3320) e da questi la catena di cime che va a spegnersi sui ghiacciai di Bors e d’Indren. A nord le punte centrali del Monte Rosa: Giordani, Vincent, Balmenhorn, Corno Nero, Ludwigshohe, Parrot, Gnifetti, Dufour e Lyskamm che tutte superano i 4000 metri di altezza. A oriente l’anfiteatro si chiude con la nota e significativa Punta Grober (3497) e la possente mole del Monte Tagliaferro (2964).

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Monte Todun-Pizzo Pernice-Monte Todano

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Pizzo Pernice

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L’ escursione ad anello al Pizzo Pernice ( 1506 mt. ), passando per il Monte Todun ( 1298 mt. ) e con destinazione Monte Todano ( 1667 mt. ) si sviluppa su più di 17  km con un dislivello di 1200 metri, non proprio quello che normalmente si dice  una passeggiata, ma complice una splendida giornata sembra che nessuno se ne sia accorto.

Arrivati a Miazzina si seguono le indicazioni per il parcheggio che si trova sul limite del centro abitato, lasciata l’ auto si prosegue sulla strada asfaltata fino a trovare le indicazioni per l’ Alpe Runchio ( 741 mt. ) appena dopo un piccolo ponte di legno. Si segue quindi il sentiero e dopo aver superato un torrente si raggiunge l’ alpeggio di Runchio, qui sopra le baite nei pressi di una costruzione in lamiera troviamo le indicazioni del Kilometro Verticale  che ci porteranno direttamente al Monte Todun a quota 1298 mt.
Raggiunta la cima è possibile riposarsi sulle panchine e tavolo che sono presenti e scattare qualche foto dello stupendo panorama. Seguendo le indicazioni si prosegue per il Pizzo Pernice a quota 1506 mt. che si raggiunge con un lungo passaggio in cresta, quindi si raggiunge il Pian Cavallone con la sua chiesetta ben visibile anche da lontano. Da qui con un ultimo strappo si raggiunge la cima del Todano a quota 1667 mt. con la sua croce ed il libro di vetta. Per il rientro si torna a Pian Cavallone e si segue la strada fatta all’ andata per il Pizzo Pernice, prima di iniziare la salita al Pizzo si prende il sentiero che scende sulla sinistra e che porta direttamente alla Cappella Fina. Da qui è possibile rientrare a Miazzina seguendo il sentiero non segnalato che scende tagliando i tornanti della strada asfaltata  e in poco piu’ di un’ora di nuovo al parcheggio.

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Sacra di San Michele

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Sacra di S. Michele

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Ha attraversato oltre mille anni di storia sorgendo, decadendo e risorgendo. È l’Abbazia di San Michele della Chiusa, più nota come “Sacra di San Michele”, in Val di Susa. Fondata sul monte Pirchiriano, nel comune di Sant’Ambrogio di Torino dall’aristocratico francese Ugo de Monvoisier tra il 983 e il 987, la Sacra di San Michele è stato un punto di riferimento sempre più importante per il monachesimo benedettino nel Medioevo, toccando l’apice della fama intorno all’anno mille, anche se nuovi edifici si sono aggiunti fino al XIII secolo. Un’inesorabile declino la porta ad essere sostanzialmente abbandonata dal Trecento fino agli inizi dell’Ottocento, quando viene recuperata e ristrutturata, diventando monumento simbolo del Piemonte.
Tutto comincia alla fine del primo millennio, quando il vescovo di Torino Annuncone decide di edificare un tempietto dedicato a San Michele, uno dei personaggi più venerati nel Medioevo: si tratta dell’angelo che nel libro biblico di Daniele viene definito il capo supremo dell’esercito celeste in difesa dei giudei perseguitati, mentre nel libro dell’Apocalisse è il principe degli angeli fedeli a Dio che combatte e scaccia il drago e gli angeli ribelli. In Val di susa il culto di San Michele, arrivato dall’Oriente e diffusosi soprattutto in Italia meridionale per poi salire verso la Francia, approda intorno al VI secolo. L’ubicazione sull’alto monte richiama i due santuari del Gargano e della Normandia. Inizialmente la sede scelta dal vescovo è il monte Caprasio (“Monte delle capre”), ma poi si opta per il monte Pirchiriano (“Monte dei porci”). Qualche tempo dopo il piccolo santuario viene scelto come proprio romitorio dal vescovo di Ravenna, San Giovanni Vincenzo, che ha deciso di abbandonare la carriera ecclesiastica per dedicarsi alla vita eremitica. Secondo una leggenda, era stato lo stesso arcangelo Michele a chiedere all’ex vescovo di lavorare al suo santuario. Per due giorni, però, tutta la legna raccolta era sparita nel nulla, salvo poi ricomparire miracolosamente proprio sopra il monte Pirchiriano. Gli stessi angeli avrebbero infine consacrato la cappella, che di notte era stata vista avvolta da un grande fuoco. Qui Giovanni viene raggiunto dal conte Ugo di Monvoisier, ricco e nobile signore dell’Alvernia, che si era recato a Roma per chiedere indulgenza al Papa ricevendone in cambio  come penitenza  la scelta fra un esilio di 7 anni e la costruzione un’abbazia. Ugo decide di edificare un monastero presso la chiesetta di San Michele e per collaborare all’impresa chiama il marchese Arduino di Avigliana, mentre a capo del monastero viene messo il monaco Adverto: “La santa vita di esso e dei primi suoi successori procacciò tale e tanta celebrità a quel sacro chiostro, che per lungo tempo concorsero a gara Imperatori, Re, Duchi, Marchesi, Conti, Prelati ad impinguarlo di amplissime possessioni e di ricche rendite, cedendo al medesimo giurisdizioni, castella, chiese ed altre abbadie ancora.

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Sentiero del Ponale – Riva del Garda

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Sentiero del Ponale

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Il sentiero del Ponale collega Riva del Garda alla valle di Ledro. La strada, scavata nella roccia nella seconda metà del 1800, è stata dismessa dopo la realizzazione della galleria vent’anni fa. Dal 2004 è stata trasformata in sentiero, dove è permesso transitare anche con le biciclette. Per le sue caratteristiche ambientali e storiche è uno dei più belli e conosciuti sentieri europei. Partiamo nel centro di Riva del Garda e seguiamo la costa, passando davanti alla storica centrale idroelettrica. Dopo meno di un km, attraversiamo la strada Gardesana occidentale, seguendo il segnavia D01 in direzione Ledro. Lasciamo dietro di noi l’asfalto e ci troviamo già in mezzo al bellissimo percorso panoramico del Ponale, che si aggrappa alle pareti di roccia, a tratti perforandole con piccole gallerie.

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Monte Generoso

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Generoso

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Otto scatenate donzelle all’attacco del “Sentiero delle trincee” in Val Mara in quei di Lanzo Intelvi destinazione Monte Generoso. Un percorso praticamnte sconosciuto alla maggior parte degli escursionisti della domenica, molto probabilmente questo Blog e’ l’ unico che ne documenta il percorso ( lo faro’ fra qualche giorno ). Molti motivi di interesse per questa escursione, ne cito solo due il ” Sentiero delle trincee ” che ripercorre la linea difensiva volutà dal Generale Cadorna non pienamente convinto della dichiarta neutralità Svizzera e la ormai terminata nuova stazione di arrivo del trenino svizzeo a cremagliera progettata dal architetto ticinese Botta.

Il Percorso delle Trincee si svolge nella Foresta del Monte Generoso, nel comune di Pellio Intelvi al confine con la Svizzera. Il Monte Generoso (1701m) per la sua altitudine e posizione ha avuto un ruolo cruciale nella difesa del territorio durante la prima Guerra Mondiale, durante la quale furono costruite fortificazioni e trincee che offrono oggi uno spaccato della vita in frontiera e panorami meravigliosi sui laghi di Como e di Lugano. Il percorso delle Trincee sul Monte Generoso parte dalla Dogana di Valmara (840m) che si raggiunge passando per San Fedele Intelvi, Pellio Inferiore e Superiore e la località Pian delle Noci. L’itinerario va alla scoperta di dodici livelli di trincee, incontrando dapprima il Sasso Bové (1015m) con la trincea vicina al cippo di confine, poi il sito militare delle Baracche (994m), e in alto la trincea n° 8, il Posto di Comando, la più grande e importante dell’itinerario, toccando infine il Barco dei Montoni (m 1.350). Per la discesa si può prendere il sentiero per l’Alpe Gotta (1250m), proseguire per la sorgente Foo di Bait, passare per il Foo di Paròl, e tornare presso Valmara.

 

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